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Siti Trentini di epoca Preistorica

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Nel Trentino sono stati scoperti numerosi siti archeologici preistorici e reperti, che testimoniano la frequentazione già nel Paleolitico Inferiore, quest’ultimi hanno arricchito molto sale museali non solo trentine, ma anche italiane ed estere. Numerose risultano le zone in cui gli scavi condotti hanno portato alla luce materiali e dati scientifici di primaria importanza per la preistoria e protostoria alpina. Molteplici, inoltre, sono state le persone che hanno dato un notevole contributo per arricchire le conoscenze sul periodo preistorico, come Paolo Orsi (1859-1935) definito “padre dell’archeologia preistorica in Trentino”, Renato Perini e Bernardo Bagolini.

I siti preistorici e protostorici attualmente visitabili sono:

Area archeologica Acqua Fredda – Passo del Redebus;
Area archeologica Campi Neri di Cles;
Area archeologica Dos Castel – Fai della Paganella;

Area archeologica Montesei di Serso;
•  Castello Tesino – Doss di Sant’Ippolito;
• Dos de la Forca – Mezzocorona;
Riparo Dalmeri;
• Riparo Gaban (visibile dall’esterno);
Sito palafitticolo di Fiavé;
Sito palafitticolo di Ledro;

Per gli amanti dei dinosauro, segnaliamo l’imperdibile sito:
Orme dei dinosauri di Marco (inizio Giurassico: circa 200 milioni di anni fa).

PREISTORIA

Le prime tracce della presenza umana accertata nel territorio trentino risale al Paleolitico Medio (130-40 mila anni fa), queste attestazioni si riferiscono all’Uomo di Neanderthal, che consistono in alcune centinaia di pietre scheggiate, raccolte in diverse aree del Trentino. Ancora più antiche sembrano le attestazioni, datate al Paleolitico Inferiore, sulla base dei ritrovamenti sporadici sul Monte Baldo. L’Uomo di Neanderthal coesiste con l’Uomo sapiens, ma, quest’ultimo ha il sopravvento determinando l’estinzione dell’Neanderthal circa 30 mila anni fa.
Con la fine del Paleolitico Superiore e il Mesolitico antico (XII-VIII millennio a.C.) l’uomo inizia a sfruttare anche i territori del fondovalle. I cacciatori-raccoglitori partendo dai ripari sottoroccia nel fondovalle, si inoltravano fino sugli altopiani fra i 1.000-1.600 metri di quota, i cui insediamenti temporanei all’aperto erano situati in prossimità di bacini lacustri, ambienti umidi, o al riparo di pareti rocciose come il Riparo Dalmeri (Grigno).
Dopo l’ultima glaciazione del Quaternario si registrano dei miglioramenti climatici-ambientali con l’Olocene (l’era glaciale attuale), a partire da 10 mila anni fa; per questo motivo l’uomo inizia a svolgere una vita semi sedentaria. Nel Mesolitico l’occupazione umana si intensificò, grazie ai miglioramenti climatici, iniziano ad essere frequentate stagionalmente le alte quote a scopo di caccia stagionale allo stambecco, e si prediligono i ripari sottoroccia, vicini ai corsi d’acqua, come attestano i siti nella Valle dell’Adige: Romagnano Loc, Riparo Gaban, Vatte di Zambana, Mezzocorona Borgonuovo, Dos della Forca a Mezzocorona; ma anche siti all’aperto come La Vela di Trento.
In Trentino durante la seconda metà del VI millennio a.C./fine del VI millennio a.C. si afferma gradualmente un nuovo stile di vita, la società che in precedenza si basava sulla raccolta e sulla caccia, acquista ora, attraverso impulsi esterni, i fondamenti di nuove attività produttive (agricoltura e allevamento). Tale cambiamento rappresentando una delle tappe più importanti della storia dell’umanità, perché l’uomo divenne produttore del proprio nutrimento, coniando il termine “rivoluzione neolitica”.
Nel Neolitico vengono insediati i ripari sottoroccia nel fondovalle, già occupati nel Mesolitico, ma anche siti all’aperto sul conoide come nel caso de La Vela, il quale prosegue la sua occupazione con lo sviluppo di un vasto abitato. Agli inizi del Neolitico la presenza di contenitori in ceramica, costituiscono un gruppo regionale definito Gruppo Gaban (dal nome del riparo sotto roccia situato sulle pendici del monte Calisio a nord-ovest di Trento). Nel Neolitico Medio, in seguito al Gruppo Gaban del Neolitico Antico, si diffonde in Trentino la “Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata”, definita in base alla forma dei contenitori. Nell’ultima fase della Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata sono attestati siti su rilievo più o meno difesi naturalmente (Isera la Torretta, conserva le tracce di tre capanne). Le prime frequentazioni nell’area di Ledro, sito palafitticolo dell’età del Bronzo, sono attestate nell’ultima fase della Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata. Nel Tardo Neolitico è attestato un nuovo modello insediativo in zona umida a Fiavé nelle Giudicarie.

PROTOSTORIA

L’Età dei Metalli (Età del Rame, Età del Bronzo ed Età del Ferro) è caratterizzata dalla grande acquisizione, da parte delle società neolitiche, dell’acquisizioni e delle complesse tecniche di estrazione e lavorazione metallurgiche. Questo cambiamento rappresentò una svolta tecnologica fondamentale, determinando l’accentuazione della complessità sociale e forme di divisione del lavoro, stabilendo un’intensificazione dei contatti, scambi e relazioni. Fra l’avanzata Età del Rame e il successivo Bronzo Antico sono testimoniate attività metallurgiche nella Valle dell’Adige nel fondovalle a Romagnano Loch, Riparo Gaban, Volano San Rocco e Acquaviva a Besenello. Nell’età del Rame è attestato il fenomeno delle statue stele che interessa anche il territorio trentino e altoatesino, dove è stato riconosciuto uno specifico gruppo di statue stele che rispondono a canoni stilistici comuni. Diversi sono gli esemplari del Gruppo Atestino in Trentino: sei ad Arco, una a Revò in valle di Non e una a Brentonico.

Nell’avanzata età del rame il territorio trentino è inserito nel cosiddetto “fenomeno campaniforme” che vede la diffusione, a livello europeo, di caratteristici contenitori a forma di campana, a questa fase appartengono i ritrovamenti a Montesei di Serso (vaso campaniforme, forno per la fusione, punteruoli in rame).
L’Età del Rame si sviluppa in Trentino, come in buona parte d’Europa, tra la fine del III e il II millennio a.C., periodo di grande cambiamenti sia per le capacità produttive e tecnologiche, per la comparsa di manufatti in bronzo, ma anche per l’evoluzione socio-politiche.
Nell’Età del Bronzo Antico (2.200-1.600 a.C.) affiorarono sulle sponde di bacini lacustri numerosi villaggi palafitticoli, in Trentino sono noti gli abitati palafitticoli di Molina di Ledro e Fiavé, legati alla Cultura detta “di Polada” dal nome di insediamento palafitticolo dell’area gardesana. Gli insediamenti palafitticoli nell’Italia settentrionale vengono abbandonati alla fine dell’età del Bronzo Recente (1.200 a.C.), mentre a nord delle Alpi si interruppero più tardi verso 800 a.C.
I modelli insediativi dell’età del Bronzo, oltre ai siti palafitticoli sorti sugli specchi lacustre, furono scelti terrazzi, versanti e conidi o dossi più o men difesi (Monetesi di Serso) e anche i ripari sotto roccia (Riparo Gaban), questi ultimi frequentati nel Bronzo Antico anche come luoghi di sepoltura (La Vela, Romagnano Loc, Nogarole presso Mezzolombardo, Borgonuovo a Mezzocorona, Colombo di Mori).
A partire dall’avanzata età del Bronzo Recente (1.350/1.300-1.200 a.C.) e nel Bronzo Finale (1.200-900 a.C.) il Trentino-AltoAdige, il Tirolo orientale e la Bassa Engadia sono accomunati dalla diffusione della Cultura detta “di Luco”, caratterizzati dalla diffusione di tipi ceramici come i boccali. Questo tipo di boccale della Cultura di Luco è stato rinvenuto in luoghi di culto e roghi votivi in alta quota come sul Cisalir del Monte Ozol in valle di Non. Fra il Bronzo Recente e Finale è attestato lo sfruttamento intensivo per l’estrazione del rame in molte aree della Valsugana, come attesta l’area fusoria insieme ai forni in batteria messa in luce in località Acqua Fredda presso il passo del Redebus.
L’Età del Ferro in Trentino risulta divisa in due periodi: Prima Età del Ferro (IX-metà VI secolo a.C.) in cui prosegue lo sviluppo della Cultura di Luco definita Luco-Meluno, è diffusa la pratica dei roghi votivi (Brandopferplätze) come nel sito di Campi Neri di Cles.

In questo periodo la distribuzione dei siti appare meno capillare e si prediligono i siti collocati in posizione strategica per controllare le vie di accesso (come il sito di Montesei di Serso). Nella Seconda Età del Ferro (metà del VI – I secolo a.C.) si affermò la Cultura “di Fritzens-Sanzeno”; identificati dalle fonti scritte latine come Reti. Nel periodo retico sono presenti diversi modelli insediativi, alcuni sono posti sulla sommità e difesi naturalmente (Sanzeno), altri villaggi sono difesi con muratura a secco (Dos Castel di Fai della Paganella). Altri villaggi invece sono posti su dossi privi di strutture difensive (Montesei di Serso, Castello Tesino o San Martino ai Campi), su pendii, terrazzi e solo eccezionalmente in fondovalle.

Storia del Trentino, I, La preistoria e la protostoria, (a cura di) Lanzinger M., Marzatico F., Pedrotti A., Il Mulino, Bologna 2001.
Il territorio trentino nella storia europea. L’età antica, I, (a cura di) Marzatico, F., Migliario, E., Fondazione Bruno Kessler, Trento 2011.

Concessione per le riprese fotografiche
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