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Museo Retico. Centro per l’archeologia e la storia della Val di Non

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Museo Retico

Il Museo Retico di Sanzeno, dedicato alle testimonianze archeologiche della Valle di Non dalla preistoria all’altomedioevo, rende nota la ricchezza archeologica locale, grazie alla vastità di materiale emerso dagli scavi fin dall’inizio del Novecento, cercando di tutelare e valorizzare il territorio.
Il Museo sorge in località Casalini, un’area con una storia “emblematica”: il terreno fu prima sede di una cava di ghiaia, acquistato dall’amministrazione provinciale. Assunse poi una valenza significativa, quando negli anni Venti e Cinquanta del secolo scorso furono effettuati i primi scavi, che portarono alla luce alcuni gruppi di abitazioni seminterrate, riferibili a uno dei più noti insediamenti della cultura Fritzens-Sanzeno (Seconda Età del Ferro) e sul quale sorge, successivamente, l’unico abitato romano della valle. Questi scavi diedero a Sanzeno e alla Valle di Non una notorietà scientifica internazionale, per questo motivo nel 1993, si decise di costruire l’edificio a monte del paese di Sanzeno.

La struttura museale

Il Museo Retico di Sanzeno fu progettato dall’architetto trentino Sergio Giovanazzi e venne completato e inaugurato nel 2003, ma privo di allestimento risultava spoglio al suo interno; in quella occasione fu incaricato l’architetto torinese Maurizio Buffa di creare una veste grafica ai reperti. Il museo venne chiuso per due anni e fu definitivamente riaperto il 29 giugno 2008.
Durante il periodo di transizione tra il 2003 e 2008, nel Museo Retico si sono svolti convegni, mostre e proiezioni di brevi filmati inerenti al museo, grazie anche alla collaborazione con la Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto.
L’architetto Giovanazzi ha cercato di riprodurre con uno stile contemporaneo l’aspetto del piccolo paese di montagna che si stringe attorno alla chiesa e al suo campanile. Le dimensioni dell’edificio sono abbastanza ridotte, ma il progettista è riuscito a dotarlo di ambienti adeguati alle molteplici esigenze di un moderno museo.
L’edificio museale di chiara impronta decostruttiva, racchiude in sé l’idea familiare del paese di montagna, ma lo snatura inserendo finestre che sono tagli obliqui nelle pareti ed utilizzano muri storti specialmente all’interno del percorso museale. L’architetto ha ricreato l’antico profilo della collina grazie alla sagoma della struttura museale, ricalcando l’andamento della precedente altura rendendo così nuovamente viva una parte del paesaggio vallivo.

Allestimento museo

Il percorso espositivo, che si sviluppa in quattro sezioni comunicanti, propone un ideale viaggio che conduce il visitatore a scendere nel cuore della struttura come nelle viscere della storia per poi risalire fino alla contemporaneità. Il percorso espositivo inizia dall’atrio, luogo di sosta, per poi scendere immergendosi nel passato della Val di Non, questa discesa rappresenta la metafora sequenza stratigrafica, in sui sono collocati i materiali rinvenuti attraverso il “pozzo del tempo”.
La scelta di utilizzare pareti inclinate in combinazione con una luce soffusa e artificiale, data l’assenza programmata di finestre, ha la funzione di destabilizzare il visitatore, cercando di colpire visivamente anche il turista che arriva di fretta. Dalla profondità del tempo inizia la salita, in cui le sale si susseguono in una salita continua con la luce proveniente soltanto dall’alto, senza una visuale sull’esterno. La luce poi compare nuovamente dopo il ricordo del sacrificio dei martiri anauniensi. Infine si apre una grande vetrata che riporta il visitatore all’oggi, alla visione della valle ed in particolare del Monte Ozol, sul quale le indagini svolte hanno rilevato la presenza di un’area sacrale risalente alla fine dell’età del Bronzo, caratterizzata da grandi roghi votivi e testimonianze di libagioni rituali.
La luce è un elemento molto significativo durante il percorso museale, come una specie di “metafora” perché nelle prime sale la luce è più radente, come se le epoche più remote fossero avvolte dall’ombra, mentre avvicinandosi ai tempi meno lontani, ritorna la luce solare.

Nel percorso espositivo sono presenti video e parti di film, che raccontano in modo più diretto, tematiche e periodo storici differenti; ciò che colpisce maggiormente, sono le due postazioni multimediali in cui il visitatore può avere un rapporto più interattivo.
La prima riguarda la scrittura retica, il visitatore può sperimentare, in modo divertente, digitando sullo schermo touch screen il proprio nome o una parola, successivamente appare sul muro la traduzione in lingua retica. L’altro dispositivo multimediale riguarda la Tavola Clesina e la possibilità di avere una visione “virtuale” dell’editto. Inoltre, il visitatore è accompagnato in tutte le sale dai suoni naturali di animali (uccelli e grilli) e dai rumore di passi. Lungo le pareti sono stati creati due grandi murales, il primo ispirato alle scene di caccia delle caverne preistoriche, l’altro riproduce il grande scala il cavaliere bronzo, simbolo del museo.

Percorso “virtuale” del museo

I salaDiscesa nel “pozzo del tempo” e prima parte della storia della Valle di Non dal Paleolitico all’età del Bronzo

La prima sala al primo piano inizia con la visione del plastico, che riproduce la morfologia e i nomi dei diversi luoghi dei ritrovamenti archeologici della valle; il secondo mostra l’alta carota stratigrafica: in cima è posto l’orologio, sotto i rifiuti di gomma e plastica della società contemporanea, gli starti della culture più antiche fino agli strumenti in selce dei cacciatori del mesolitico e paleolitico.
Dopo la discesa, si percorre il primo corridoio in leggera salita, dove sono esposti vari reperti, relati ai cacciatori del tardo Paleolitico e del Mesolitico (XI millennio a.C.). Alle comunità dei primi agricoltori neolitici (V-IV millennio a.C.), si deve la produzione di asce in pietra levigata. Rare ma significative sono le testimonianze dell’Età del Rame, tra cui la statua-stele in marmo di Revò, che risale al III millennio a.C., confrontabile con analoghi monumenti in Trentino ad Arco e Brentonico, ed in Alto Adige. Nell’Età del Bronzo si diffondono i roghi votivi e testimonianze di libagioni rituali, noti con il nome di Brandopferplätze alpini sul Cisalir del Monte Ozol, a Mechel, ai Campi Nei di Cles e a Brez. Questi santuari all’aperto, diffusi in area apina dal XIII secolo a.C., prevedevano l’accensione di fuochi con il sacrificio di animali e dall’offerta di recipienti ceramici ed oggetti in metallo.

Ricostruzione tridimensionale della statua stele di Revò (III millennio a.C.)

 

II sala: Nella seconda età del Ferro con lo sviluppo della cultura Fritzens-Sanzeno

La seconda sala, risulta la più significativa del museo, perché prende in esame il popolo che dà il nome al museo: i Reti (metà VI e I secolo a.C.). La prima parte della sala ricostruisce la casa retica, riproducendo la copertura con travi lignee ricoperte di paglia, in modo da ricreare l’atmosfera dell’abitazione retica e ricontestualizzare i reperti di uso quotidiano (come le tazze ombelicate e i boccali ansati). Le principali attività del popolo retico era l’agricoltura (zappe in ferro, falcetti, roncole) e l’artigianato (manufatti in bronzo e in ferro, tessitura) come documentano le scoperte archeologiche. L’elemento che meglio caratterizza i Reti è l’arte delle situle, cioè recipienti a forma di secchio decorati a sbalzo e a bulino con scene di vita quotidiana (banchetti, feste, processioni, caccia).

La seconda parte della sala prosegue lungo uno stretto corridoio, la “vetrina allungata” che corre lungo tutto il muro, rappresentando un punto di passaggio tra il periodo retico e quello romano. I reperti esposti ricoprono un ampio arco cronologico, dalla tarda età del Bronzo fino all’età romana, alcuni dei quali provenienti dall’area santuariale dei Campi Neri di Cles, per rimanere in tema la sala romana si apre con la riproduzione integrale della Tavola Clesiana.

Ricostruzione tridimensionale della Tavola Clesiana (ingrandita):

 

III salaIncontro con Roma e il processo di romanizzazione del territorio

La terza sala illustra il rapporto tra i Romani e le popolazioni anunensi, nel corso del I secolo a.C. la cultura retica si interrompe e si sviluppa un graduale e pacifico processo di romanizzazione. L’intenso e rapido processo di romanizzazione della valle è confermato dal ritrovamento di due statue raffiguranti una Vittoria  e una matrona in veste di divinità, forse la Fortuna.

Ricostruzione tridimensionale del frammento di una statua in marmo raffigurante la Vittoria

 

Inoltre, grande importanza hanno rivestito il ritrovamento di iscrizioni funerarie di veterani romani tornati in patria dopo il congedo, che testimoniano i ruoli occupati dalla popolazione locale all’interno dell’esercito romano. L’economia della valle si basava principalmente sull’agricoltura, allevamento e sulla produzione di manufatti, come gli oggetti di pregio provenienti dalla necropoli di Cloz.

Ricostruzione tridimensionale dell’ara votiva:

 

IV sala:  Arrivo del cristianesimo ed il ricordo dei santi martiri anauniensi Sisinio, Martirio, Alessandro

L’ultima sala tratta il tema della religione in Valle di Non, iniziando con la riproduzione di una piccola grotta, luogo in cui si praticava il culto misterico di Mithra, divinità di origine persiana e portato in Anaunia dai veterani romani tornati in patria. Il culto di Mithra si diffonde in Val di Non a partire dal III secolo a.C., successivamente sostituito dal culto cristiano. A testimonianza dell’arrivo del cristianesimo vengono esposte tre copie dei reliquari, che contenevano i resti dei tre martiri (Sisinio, Martirio e Alessandro) originari della Cappadocia, che vennero inviati dal vescovo di Trento Vigilio in Val di Non, luogo in cui furono brutalmente uccisi il 29 maggio del 397.

Maggiori informazioni sulla mostra temporanea...
La mostra temporanea “Sanzeno antica”, è posta al piano sotterraneo, in una saletta esterna dal percorso espositivo. La mostra ricostruisce attraverso fotografie di archivio e documenti dell’epoca, i ritrovamenti avvenuti nel territorio di Sanzeno. Di rilievo, è la ricostruzione di una casa retica in scala, in base ai dati di scavo dei resti di una casa retica (fine VI e prima metà del V secolo a.C.) rinvenuta nel fondo Gremes nel 1989; ma anche la ricostruzione di un porta con la “serratura” di una casa retica.
Nella sala, inoltre, sono presenti casse in legno all’interno delle quali sono presenti, ricostruzioni di sepolture o video con immagini di scavi archeologici.

Per i visitatori “più piccoli” il museo propone un interessante gioco: “Caccia al reperto”, in ogni sala sono presenti delle mappe illustrate, in cui sono indicati gli oggetti misteriosi da trovare, esposti nelle vetrine del Museo Retico. Il gioco risulta anche istruttivo, perché accanto ai disegni dei reperti, sono presenti delle vignette che svelano il reperto e la storia dei nostri antenati. Terminata la visita, i bambini che hanno giocato riceveranno una sorpresa.

Guarda il video che segue: Archeologia in Val di Non. Storia e identità di un territorio alpino. Il Museo Retico di Sanzeno, in “Archeologia Viva”, n. 149 settembre-ottobre 2011.

Molti dei reperti retici (cultura Fritzens-Sanzeno) rinvenuti a Sanzeno e in altre località della Val di Non, sono oggi esposti nel Museo Castello del Buonconsiglio e al Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum di Innsbruck.

OrariDal 1 marzo al 19 giugno e dall’11 settembre al 31 ottobre: sabato, domenica e giorni festivi ore 14-18.
Chiuso gennaio, febbraio, novembre, dicembre;
Dal 20 giugno al 10 settembre da martedì a domenica ore 10-13 / 14-18.

BiglietteriaBiglietto: si
Intero € 3,50;
Ridotto € 2,50
Gratuito fino ai 14 anni, prima domenica del mese e possessori “Guest Card Trentino

Visite guidateSu prenotazione
Piccola guida cartacea con disegni dei bambini della scuola materna
Guida cartacea “Il mio museo al museo. Viaggio alla scoperta del Museo Retico di Sanzeno”

Servizi per l’utenza • bookshop
• ascensore
• bagni
• tavolini e distributori automatici

Servizi didattici pannelli in italiano
• didascalie in italiano
• video e dispositivi multimediali
• effetto sonoro
• sezione della biblioteca archeologica “Pia Laviosa Zambotti”
• attività didattica, anche estiva

Contatti del museoVia Nazionale, 50 – 38010 Sanzeno (Trento)
Sito web: www.cultura.trentino.it/Temi/Archeologia
Email:  uff.beniarcheologici@provincia.tn.it
tel. 0463.434125
fax. 0463.434108

BibliografiaEndrizzi L., Nicolis F. (a cura di), con la collaborazione di Buffa M., Dall’idea al progetto. Il Museo Retico di Sanzeno, Trento, 2011.
Alla scoperta della Val di Non. Identità di un territorio alpino. in “Archeologia Viva”, n. 149 settembre-ottobre 2011 pp. 28-39. di Lorenza Endrizzi e Franco Nicolis.
Endrizzi L., Nicolis F., Buffa M., Ciurletti G., Il Museo Retico di Sanzeno, in Archeomusei: musei archeologici in Italia 2001-2011. Atti del Convegno: Adria, Museo archeologico nazionale 21-22 giugno 2012 (a cura di) Tinè V., Zega L., 2013, pp. 25-27; 113-114.
Museo retico: guida al museo, Trento: Soprintendenza per i beni culturali-Ufficio beni archeologici, 2015.

Concessione per le riprese fotografiche
Provincia Autonoma di Trento - Soprintendenza per i beni culturali - Ufficio beni archeologici ai sensi del d.lgs. 42/04 - Codice dei beni culturali

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