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Siti Trentini di epoca Romana

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Appare evidente che il Trentino, sia stato frequentato dall’uomo in modo continuativo sin dalle epoche più antiche, grazia alla sua posizione geografica e alla sua natura geomorfologica. Significative scoperte del periodo romano, sono avvenute già nell’Ottocento, come il rinvenimento dalla Tavola Clesiana e le rilevanti indagini di Trento romana dell’erudita Francesco Ranzi. Ritrovamenti fortuiti intorno alla metà del Novecento, portarono a rilevanti scoperte sia relative a Tridentum, che ad altre zone rurali della regione. Queste ultime hanno portato alla luce resti di strutture abitative e necropoli in tutto il Trentino, come nella Piana Rotaliana, ma anche in Vallagarina, il Valsugana e soprattutto nel Trentino occidentale.

I siti archeologici di epoca romana visitabili sono:

Tridentum

Altri siti romani

ETÀ ROMANA

La romanizzazione del territorio trentino fu frutto di un graduale processo di acculturazione iniziato nel II secolo a.C. Nel 89 a.C. la Cisalpina ottenne il diritto latino (ius Latii) e nel 40 a.C. il diritto romano. Dopo la riorganizzazione giuridico-amministrativa operata dall’imperatore Augusto alla fine I secolo a.C., l’area trentina venne a far parte della Regio X e ripartita in quattro distretti facenti capo ai municipi di Trento, Brescia, Feltre e Verona. In epoca augustea risalgono le operazioni per la costruzione della principale arteria stradale: la Via Claudia Augusta, la quale era composta da due arterie, di cui un ramo Padano e l’altro Altinate che ci congiungevano a Tridentum formando poi un’unica strada.
Lungo la Via Claudia Augusta sono sorti numerosi piccoli insediamenti rurali, rappresentati soprattutto da fattorie di dimensioni limitate. I recenti  scavi  hanno documentato un rapida antropizzazione della Valle dell’Adige, favorita dalla posizione lungo le vie naturali di comunicazione (fluviale e terrestre) del fondovalle: come a Mezzocorona, in cui è attestata un’azienda agricola, in località Drei-Cané (frequentato verso la metà del I secolo a.C. e termina entro la fine del IV secolo) e un esteso abitato rurale in località Giontec (databile tra il I e il VI secolo d.C.) e in Vallagarina, dalla villa “urbano-rustica” di Isera. Anche nella zona di Ala ed Avio, che facevano parte del municipio di Verona, è attestata una densità di popolamento durante l’età imperiale e dove sono stati rinvenuti tre frammenti di miliari (Antiquarium di Avio).
Da Tridentum partiva il ramo Altinate della Via Claudia Augusta, che percorreva il Trentino orientale arrivando ad Altino. La zona della Valsugana fu abitata sin dall’epoca preistorica grazie ai contatti con l’area veneta. Nel Trentino orientale sono noti gli insediamenti sorti già in epoca preromana e frequentati in continuità anche in epoca imperiale come il sito di Dos Ippolito presso Castello Tesino (IV-III secolo a.C. fino al I secolo d.C.) e il sito di Doss Zelor in Val di Fiemme.

In Valle di Non avvenne l’assorbimento della cultura romana, da parte delle popolazioni locali in modo pacifico, come testimoniano numerosi siti retici della valle, in particolare il sito di Campi Neri di Cles, luogo di culto nell’età del Ferro, che accanto a lamintette incise sono stati rivenuti reperti romani legati alla sfera religiosa. A Campi Neri nel 1869 è stato rinvenuto un reperto eccezionale, la Tavola Clesiana, lastra in bronzo che riproduce l’editto con cui l’imperatore Claudio, datato al 46 d.C., concedeva la cittadinanza romana agli Anauni, Sinduni e Taliassi, popolazioni locali che fino a quel momento si erano comportate come cittadini romani pur non avendone il diritto.

Dal III secolo d.C. la Valle di Non è interessata dalla presenza del culto orientale del dio Mithra, introdotto ad opera di soldati che tornavano dal servizio militare sul Danubio, dove era particolarmente diffuso. Numerosi sono in siti archeologici in Valle di Non documentati, che rivelano una profonda assimilazione delle tradizioni romane da parte della popolazione indigena. Interessante rinvenimento sono stati nel paese di Cloz, che hanno portato alla luce una necropoli tardo-antica, basata sul rito dell’inumazione.

Tra le zone privilegiate per l’insediamento, grazie alla presenza di vie di comunicazione, èil lago di Garda, via di collegamento tra l’ara Padana e il Basso Sarca. Tra i siti rivani il più importanti è San Martino ai Campi, sito pluri-stratigrafico molto interessante, dove sono stati rinvenuti reperti retici, resti di edifici di epoca romana, are con iscrizioni sacre e statuette; ma anche edifici altomedievali e i resti della chiesa dedicata a San Martino. Vicino al centro attuale di Riva, gli scavi recenti hanno portato alla luce parte di un insediamento romano, di cui oggi risulta visibile una parte delle antiche terme pubbliche (tra la seconda metà del I secolo d.C. e la seconda metà del III secolo).

Nella metà del I secolo d.C. sorse il municipium di Tridentum, il quale aveva una pianta quadrangolare, di cui un lato era costituito dall’Adige che passava fino alla seconda metà del XIX secolo, mentre, sugli altri lati era difesa dalla cinta muraria, di cui sono stati trovati resti in Vicolo dell’Adige, piazza Cesare Battisti, nell’area archeologica di Palazzo Lodron, nell’area di Porta Veronensis e in piazza Bellesini. Su ogni lato erano poste le porte di accesso, di cui non sono rimaste tracce, tranne la cosiddetta Porta Veronensis. L’impianto stradale romano, aveva due strade principale (cardo, da nord a sud e il decumano da est a ovest) che si tagliavano ortogonalmente, creando cardi e decumani minori, resti del cardo sono visibili via Belenzani (sotto Torre Mirana e Casa Terlago) e resti del decumano in via Manci e via Roma. Numerosi sono i resti di abitazioni affioranti nel centro cittadino (sotto Palazzo Tabarelli, nell’area del S.A.S.S., Area archeologica di Palazzo Lodron, Piazza Bellesini). Anche nella zona extra moenia, sono presenti resti delle ricche domus come il caso della villa Via Rosmini con i suoi ricchi mosaici come quello del mito di Orfeo.
Nella zona orientale esterna alla mura fu costruito un anfiteatro (fine I – inizi II secolo d.C.), le cui tracce rimangono in Via S. Pietro, nella piazzetta Anfiteatro e nel vicolo degli Orbi.
A partire dalla seconda metà del IV secolo d.C., all’interno del tessuto cittadino vennero a crearsi nuovi spazi e architetture legate alla religione cristiana: prima eccelsia nell’area di Santa Maria Maggiore e la basilica paleocristiana sotto l’attuale Duomo, costruita intorno al 400, che ospiterà le spoglie di S. Vigilio e dei martiri anauniensi, un terzo luogo di culto venne eretto sul Dos Trento.
La città non venne mai abbandonata né rasa al suolo, ma impoverita e destrutturata sopravvisse alle incursioni barbariche, finché fu sopraffatta dalla città medievale e poi moderna, ma fortunatamente ha lasciato in essa testimonianze.

Storia del Trentino, II, L’età romana, (a cura di) Buchi E, Il Mulino, Bologna 2000.
Il territorio trentino nella storia europea. L’età antica, I, (a cura di) Marzatico, F., Migliario, E., Fondazione Bruno Kessler, Trento 2011.

Concessione per le riprese fotografiche
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