Buonconsiglio

Museo Castello del Buonconsiglio

Storia del monumento

Il Castello del Buonconsiglio dalla sua erezione, nella seconda metà del XIII fino al XVIII secolo, fu residenza dei principi vescovi di Trento, finché nel settembre del 1796 venne occupato dalle truppe napoleoniche. Fortunatamente nel 1810 il Prefetto del dipartimento dell’Alto Adige, il barone Antonio Smancini, decise di adibire l’edificio a sede della Prefettura, ma questo cambiamento non durò molto, ritornano l’anno successivo a caserma. Soltanto nel novembre 1918 il castello, liberato dalla presenza austriaca, fu destinato a scopi culturali.
Il 6 novembre 1924 venne inaugurato il Museo Nazionale nel Castello del Buonconsiglio acquisendo le collezioni del precedente Museo Civico di Trento, arricchito dal prezioso materiale riscattato dai Musei di Vienna e Innsbruck. Nel 1973 quando la Provincia Autonoma di Trento ottenne le competenze relative ai beni culturali divenne Museo Provinciale d’Arte, e quindi l’odierno Museo Castello del Buonconsiglio. Attualmente si articola in un sistema museale formato da cinque castelli trentini: oltre al Buonconsiglio, sono inseriti Castello di Stenico (Valli Giudicarie), Castel Beseno (Valle dell’Adige), Castel Thun (Val di Non) e Castel Caldes (Val di Sole).

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Il Castello originariamente si chiamava Castrum Malconsey, visto che il monte a nord nel XIII secolo era noto come Dossum Malconsey, ma era già presente nel 1276 un’altra denominazione più beneaugurante, quella di Castrum Boniconsilii.
Il castello è stato edificato con funzioni difensive, composto da una serie di edifici di epoca diversa, racchiusi entro una cinta muraria cinquecentesca. La parte più antica è il Castelvecchio, edificio eretto verso la metà del XIII secolo, che ingloba la più antica torre cilindrica detta Torre d’Augusto, che rappresenta l’elemento più caratteristico e noto dal pubblico. La parte più affasciante del castello risulta Torre dell’Aquila, eretta sopra l’omonima porta, che si apriva nella cinta muraria della città mettendola in comunicazione con la Valsugana. Il principe vescovo Giorgio Leichtenstein (1390-1419), fece collegare la torre al castello con un camminamento coperto, trasformandola in dimora privata, durante questi lavori costruì anche la Torre del Falco, decorata poco dopo il 1530 con affreschi di scene di caccia. A tale scopo incaricò un pittore boemo, di decorare il secondo piano con un ciclo di affreschi raffiguranti i Mesi. La Torre d’Augusto fino alla Torre dell’Aquila ed oltre, sono inserite all’interno da una cerchia urbana, l’epoca di costruzione è però incerta, probabilmente datata dal XIII secolo. Con Giovanni Hinderbach (1465-1486) il castello ebbe profonde trasformazioni, con la costruzione di un nuovo cortile nello stile del primo Rinascimento veneto e della Loggia veneziana ma anche di una torre cilindrica nel giardino meridionale. Fu il vescovo Bernardo Clesio ha rinnovare il castello, facendo edificare tra il 1528 e il 1536 a ridosso delle mura il Magno Palazzo con funzione di residenza. Ma l’incendio del 1531 costrinse il cardinale Clesio alla costruzione di una nuova cinta bastionata, con funzione di difesa del castello e dei cortili dalla città. Verso la fine del Seicento il Castello subì un ampliamento ad opera del vescovo Francesco Alberti Poja, il quale fece aggiungere una nuova ala, chiamata Giunta Albertina, decorate sontuosamente da affreschi, stucchi e soffitti lignei.

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Allestimento museale

Il percorso museale si articola all’interno del castello medievale del Buonconsiglio, che oltre a racchiudere un tesoro architettonico e pittorico, espone al suo interno sezioni permeanti, come la splendida collezione archeologica, ma anche dipinti, bronzetti e sculture in legno. La sezione archeologica riesce a coniugare la bellezza architettonica e pittorica delle sale, con l’importanza dei reperti, sviluppandosi su più livelli.

Lapidario

Nella metà del Cinquecento per iniziativa del principe vescovo Cristoforo Madruzzo, furono raccolti nella villa delle Albere numerosi reperti. Nel 1824 il conte Benedetto Giovanelli, creò un museo pubblico, sull’esempio delle altre realtà europee, esponendo nelle sale municipali una serie di iscrizioni e sculture in pietra. Nel 1872 ispirandosi al famoso museo “Maffeiano” di Verona, Raffaele Zotti, forma il Lapidario Trentino nella nuova sede del museo in via Larga. Con l’istituzione del Museo Nazionale nel 1924, Giuseppe Gerola, allestì il Lapidario nel cortile esterno del Castello del Buonconsiglio.
Il Lapidario risulta la più antica raccolta pubblica trentina, oggi divisa in due salette, dove oltre ad ammirare importanti sculture e monumenti, nella prima sala è possibile vedere un breve video “Tempi di una Terra di Mezzo“.

Collezione archeologica trentina

La collezione archeologica trentina permette di compiere un viaggio nel tempo di duemila anni, offrendo una ricca visione, dalla preistoria all’alto medioevo.

Preistoria e Protostoria: La prima sala  espone i più antichi reperti rinvenuti in Trentino. I ritrovamenti più antichi risalgono alla prime tracce della presenza umana nel territorio, che si devono ai nomadi cacciatori-raccoglitori giunti da sud nel 11.000 a.C. nel Paleolitico superiore. Nel Neolitico (5.500-3.500 a.C.), con lo sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento, queste trasformazioni coincidono con la comparsa di nuove tecnologie e dell’utilizzo di contenitori ceramici, ma anche strumenti in pietra levigata. Nell’Età del Rame (3.500-2.200 a.C.), inizia il cambiamento tecnologico con l’introduzione della lavorazione dei metalli, nelle vetrine sono esposti numerosi oggetti d’oro, attrezzi da lavoro e oggetti d’ornamento come la splendida collana in ambra del XVI-XV secolo a.C. Arrivati all’Età del Bronzo, il visitatore è colpito dalla ricchezza dei reperti della stazione palafitticola di Ledro ma anche dal modellino che ricrea i livelli archeologici del sito palafitticolo di Molina di Ledro con copie di reperti collocate negli strati. Proseguendo si giunge alla parte dedicata al popolo retico, dove si può osservare la  situla di Cembra, che fu il primo reperto donato dal conte Benedetto Giovanelli al Museo Civico di Trento.  Nella vetrina, accanto alla situla, si possono vedere  meglio le iscrizioni, in caratteri dell’alfabeto retico, incise sull’orlo e sul manico. Lungo le pareti altre vetrine espongono reperti del popolo retico, come alcune figure votive. Accanto alle vetrine è posto un pannello, che descrive l’alfabeto etrusco e il legame con la scrittura latina.

Epoca romana: Proseguendo si giunge alle due salette dedicate all’epoca romana in Trentino. Relativamente all’epoca romana sono  numerosi reperti di Tridentum romana (tra cui alcuni bronzetti, come il peso da bilancia a forma di maialino proveniente da Doss Trento, l’erma con ritratto virile da Vò d’Avio, e corredi preziosi). Di grande rilievo è, la nota Tabula Clesiana, lastra in bronzo sulla quale è inciso l’editto dell’imperatore Claudio, accanto si può osservare la trascrizione del documento in italiano.

Ricostruzione tridimensionale dell’altare dedicata a Diana sancta, dal Doss Trento II-III secolo d.C.

L’altomedioevo: l’ultima sala permanente è dedicata all’altomedioevo, in cui sono esposti i reperti paleocristiani e “barbari”, che testimoniano l’assimilazione di nuovi costumi. All’entrata risulta di gran impatto visivo per la bellezza e per la grandezza, il mosaico pavimentale della basilica paleocristiana del Doss Trento, antico luogo frequentato fin dai  tempi antichi come rifugio naturale.
La valle dell’Adige, essendo una terra di confine e quindi di passaggio,  è ricca di reperti che testimoniano la contaminazione dei costumi romani e lo scambio con il mondo germanico, come spicca il ricco corredo della “principessa” di Civezzano (prima metà del VII secolo), il quale mostra il lusso dell’aristocrazia longobarda, essendo composto da orecchini in oro, broccato d’oro e ametista.
Inoltre, il diffondersi del cristianesimo nel territorio è testimoniato, da numerosi reliquari in pietra e in argento (V-VII secolo d.C.), ma anche dal ritrovamento di numerose croci in lamina d’oro, originariamente cucite sul velo dei defunti dell’aristocrazia longobarda.

Imperdibile è la visita a Torre Aquila, tesoro d’arte del castello; vi si accede percorrendo il camminamento di ronda, ammirando anche la Torre del Falco. La visita è su prenotazione ad orari fissi a pagamento (2 euro con l’uso di audioguida in diverse lingue).

OrariPeriodo estivo: da martedì 3 maggio a domenica  6 novembre, orario 10.00 – 18.00;
Periodo invernale: altro periodo  9.30 – 17.00;
Chiuso il lunedì non festivo, il 25 dicembre e il 1 gennaio.

BiglietteriaIntero 10 euro
Ridotto 8 euro
Ridotto “giovani” (dai 15 ai 26 anni) 6 euro
Visite a Torre Aquila 2 euro
Gratuito con “Guest Card Trentino” o “Trento-Rovereto Card” e la prima domenica del mese

Visite guidateVisite guidate ad orario fisso 3 euro a persona

Servizi per l’utenza• bookshop
• bagni
• bar

Servizi didattici• pannellistica in italiano
• didascalie in italiano
• biblioteca
• attività didattica, anche estiva (scuola, terza età e diversamente abili)
• audioguida

Contatti del museoVia Bernardo Clesio, 5 – Trento
Tel: 0461 233770
Fax: 0461 239497
Sito web: www.buonconsiglio.it
Email: info@buonconsiglio.it

BibliografiaGerola G., Il Castello del Buonconsiglio e il Museo Nazionale di Trento, Roma 1934
Gualandi G., Le raccolte archeologiche nei musei trentini, in “Beni culturali nel Trentino, 4, Contributi di archeologia”, Trento 1983.
Landi W., Castello del Buonconsiglio, in (a cura di) Possenti E, Gentilini G., Landi W., Cunaccia M., APSAT 5: castra, castelli e domus murate: corpus dei siti fortificati trentini tra tardo antico e basso medioevo. Schede 2, Mantova, 2013, pp. 204-215.
Olmi G., Le origini del Museo civico di Trento, in Uno “strano bazar” di memorie patrie 2002, Trento.
Dall’Egitto alle Alpi. La collezione egizia al Castello del Buonconsiglio, in (a cura di) Malgora S.,  Trento, Castello del Buonconsiglio. Monumenti e collezioni provinciali, 2015.

Concessione per le riprese fotografiche
Provincia Autonoma di Trento - Soprintendenza per i beni culturali - Ufficio beni archeologici ai sensi del d.lgs. 42/04 - Codice dei beni culturali

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